Manifestazione 6 febbraio 2013 Torino contro i ritardi dei pagamenti delle A.S.L.

http://www.uilfplasti.it/

Manifestazione Regionale mercoledì 6 febbraio 2013


Volevano farci credere che la crisi non esistesse e intanto avviavano i tagli lineari al bilancio dello Stato. Il Governo dei tecnici ha continuato la stessa strada per sanare i conti pubblici e a distanza di 4 anni l’Italia è in recessione: le imprese chiudono, aumentano disoccupazione e Cassa Integrazione, le famiglie sono sempre più povere. Il Comparto socio assistenziale privato non è più, come invece è sempre stato, fonte di crescita e occupazione nel Paese e in Piemonte,

Le imprese del terzo settore non sono in grado di gestire la situazione attuale, le banche negano il credito e i salari dei lavoratori e delle lavoratrici sono a rischio.

I tagli lineari, la spending rewiew, la diminuzione dei trasferimenti di risorse economiche statali e della Regione Piemonte hanno determinato la diminuzione dei servizi alla persona, l’allungamento delle liste di attesa, l’aumento del ritardo dei pagamenti delle fatture ai fornitori di prestazioni.

Nel 2012 le imprese, dopo 12 mesi di ritardo nei pagamenti da parte delle ASL, sono entrate in forte crisi di liquidità che ha determinato il mancato pagamento delle tredicesime.

E’ a rischio la tenuta  dell’intero sistema del welfare

Le ASL hanno dichiarato alle Prefetture di non poter prevedere un piano di rientro per i pagamenti del 2012

le imprese non assicurano il pagamento dei contributi e delle retribuzioni

i servizi pubblici ad anziani non autosufficienti, disabili e minori rischiano di non essere garantiti

Per queste ragioni

MERCOLEDI’ 6 FEBBRAIO 2013

ORE 10,30

TORINO – PIAZZA CASTELLO

(FRONTE PREFETTURA)

A DIFESA DEI DIRITTI DEI SERVIZI PUBBLICI AI CITTADINI

A DIFESA DEI SALARI DELLE LAVORATRICI E LAVORATORI

A DIFESA DEI CCNL

A DIFESA DELLA TENUTA DELLE IMPRESE E DELL’OCCUPAZIONE

TUTTE/I INSIEME

Chiediamo a Regione Piemonte e ASL l’immediato pagamento delle fatture 2012

Chiediamo un tavolo crisi a cui partecipino tutti i soggetti attivi nei servizi sociali per il mantenimento del sistema del welfare Piemontese.

Chiediamo che venga garantito il recupero immediato del pagamento puntuale delle tredicesime e la retribuzione

Pensione anticipata per lavoro usurante: petizione degli insegnanti, e gli operatori sociali?

Ho trovato questo articolo e sono allibita, leggendolo troverete la descrizione dei fattori di stress tipici anche del lavoro degli operatori sociali, mancano solo le aggressioni fisiche per chi lavora in psichiatria…

Certo noi non abbiamo un sindacato autonomo della scuola come gli insegnanti per far valere i nostri diritti..e se facessimo anche noi una petizione?

Leggetelo e arrabbiatevi, solo così magari a qualcuno di voi verrà un idea su come fare per far riconoscere anche il nostro lavoro tra quelli usuranti..

Petizione ai gruppi parlamentari di Camera e Senato del nuovo Governo per l’Italia

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21 gennaio 2013 

Petizione condotta del sindacato Snals e diretta al Ministro della salute, dell’Economia e delle finanze

Continua a far parlare di sé ed a raccogliere firme in seno al Sindacato Snals, nel corso delle riunioni sindacali di quanti appartengono al corpo insegnante,la petizione condotta avanti da tempo dal sindacato Snals,diretta al Ministro della salute, dell’Economia e delle finanze, ai gruppi parlamentari di Camera e Senato avente come oggetto:-“Petizione promossa dallo Snals per estendere i benefici previdenziali previsti nel Decreto legislativo del 21.4.2011 N. 67 sui lavori usuranti ad alcune categorie di lavoratori del pubblico impiego che sono rimasti ingiustificatamente esclusi dalla normativa” le quali,secondo la normativa oggi vigente, sono invece costrette a permanere a lungo al lavoro. Primi firmatari sono stati Angelo Raffaele Margiotta, segretario regionale Snals Campania, e Salvatore Margiotta, segretario provinciale Snals Napoli, ed in successione a questi si sta approdando ad un mare di firme, raccolte via via sul territorio Campano ed Italiano. La petizione chiarisce la necessita di una profonda riflessione “su tutti i disagi correlati alla professione docente con particolare riferimento sia ai rischi specifici delle “helping profession” (usura psichica), sia a quelli correlati ai fattori fisici e sociali, nonché alle reazioni di adattamento positive (es. condivisione) e negative (es. isolamento) che si innescano nei professionisti della formazione.” Secondo il sindacato ed i firmatari questa valutazione, oltre che obbligatoria, verrebbe imposta anche dal “Testo Unico per la tutela della salute nei posti di lavoro (D.L.vo 81/08)” il quale, all’art. 28 stabilisce proprio la urgenza di individuare, monitorare e ostacolare i rischi specifici della professione e lo stress da lavoro collegato, considerando anche il genere e l’età del lavoratore.

Dalle indagini condotte si rileva che la categoria professionale dei docenti sia esposta a molteplici e diversi rischi e patologie collegati strettamente all’esercizio delle loro mansioni, sia di carattere fisico, sia di carattere psico-sociale. Tra i rischi di carattere fisico si possono menzionare quelli connessi all’esposizione ripetuta e sistematica a livelli di rumorosità anche pari a 110 decibel. Il rumore, oltre ad avere effetti uditivi ha anche effetti extrauditivi relativi all’apparato cardio-vascolare, a quello respiratorio ed endocrino. Strettamente legate al rumore sono le patologie delle prime vie aeree: la faringe e la laringe. Il docente per far sentire la propria voce e costretto a parlare con un’intensità pari ad almeno 10 decibel in più rispetto al rumore di fondo; tanto costringe l’insegnante a parlare costantemente in questo modo e da ciò ne conseguono i disturbi fisici menzionati .Altre recenti ricerche associano inoltre alcune patologie tumorali all’’attività di insegnamento e, a rendere rischiosa la professione docente, si aggiungono anche fattori socio-culturali che incidono in modo preponderante sulla qualità della professione, fattori tra cui ricordiamo la diseducazione degli studenti, la scarsa considerazione e svalutazione sociale del lavoro, l’aumento del numero degli alunni per classe e la delega dei genitori ai docenti per tutto ciò che concerne l’educazione dei loro figli. Proprio per il fatto di essere sottoposti a diversi e svariati stimoli stressogeni particolarmente intensi e protratti nel tempo, i docenti risultano a rischio per quanto riguarda la sindrome del “burnout”, (o più semplicemente burnout, letteralmente, “scoppiato”, “bruciato”, “esaurito” ) considerata “l’esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d’aiuto, qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro li porta ad assumere”. Si assiste in tal senso ad una limitazione contraddistinta da logoramento fisico ed emotivo nella quale si evincono apatia e distacco nei confronti dei rapporti interpersonali uniti ad un sentimento di demoralizzazione concepito dalla non concretizzazione delle aspettative personali a cui segue o si associa una diminuita capacità di autocontrollo nell’esercizio delle proprie funzioni. Le ragioni determinanti “il burnout” sono da rapportarsi in primo luogo a fattori sociali e personali del soggetto, riferiti alle le sue caratteristiche individuali, a cause relazionali, anche attribuibili ai rapporti interpersonali con gli stessi studenti, le famiglie di questi ed colleghi. Intervengono pesantemente i fattori organizzativi associati all’organizzazione scolastica e alle condizioni di lavoro che appaiono per gli insegnanti oggi particolarmente complessi. Basti pensare alle manifestazioni studentesche, che rendono difficile l’iter scolastico ed a cui si associano spesso danni all’edificio stesso, quali porte divelte, vetri rotti, termosifoni danneggiati, rotture ai quadri elettrici ed altro. L’insegnante assiste alle denunce ai carabinieri, si ritrova in mezzo ad operazioni dei vigili del fuoco, lavora nel corso delle occupazioni ed è senza dubbio coinvolto in una maggiore difficoltà nel condurre avanti il programma ed il controllo delle classi. Riferendosi sempre alla sindrome molti autori hanno sinteticamente disegnato che questa si presenti anche sotto forma di “perdita della capacita del controllo intesa come smarrimento del senso critico che consente di attribuire all’esperienza lavorativa la sua giusta dimensione”. Accade che la professione assuma un’importanza eccessiva nell’ambito della vita di relazione, per cui l’individuo non riesca a “staccarsi” mentalmente dalle problematiche del posto di lavoro e tenda ad evidenziare reazioni emotive, impulsive e talvolta violente. Del resto anche se non é contemplata nel DSM—lV (classificazione internazionale delle patologie psichiatriche) è verosimile (spiega lo Snals nella sua petizione). “ritenere che la sindrome del burnout, se trascurata, possa trasformarsi in una vera e propria patologia psichiatrica.” Secondo L’European Journal of Edication, a firma di Cerych L. e Neave G. :“Pochi settori di quella che una volta era definita forza lavoro ad alto livello di qualificazione hanno visto le loro fortune crescere, librarsi e crollare come quello degli insegnanti.” Parliamo in ogni caso di categorie appartenenti alle quatto macrocategorie professionali di dipendenti dell’Amministrazione Pubblica soggetti a recenti studi dai quali è apparso che la categoria degli insegnanti sia soggetta a una frequenza di patologie psichiatriche, indipendentemente da fattori quali il sesso e l’età, pari- a due volte quella della categoria degli impiegati, due volte e mezzo quella del personale sanitario e tre volte quella degli operatori. lo dimostra il fatto inconfutabile che, tra i diversi dipendenti statali, sia anche quella che ha presentato il più rilevante numero di domande di inabilità per patologie e disturbi collegati alle vie aeree e per patologie psichiatriche . Inevitabilmente i disturbi sono notevolmente amplificati con il passare degli anni ed è lo stesso sottosegretario all’Istruzione Marco Rossi Doria ad affermare in una recente intervista che “L’età media degli insegnanti italiani, 56 anni, è diventata la più alta del mondo”. Non migliora la cosa l’innalzamento dell’età per il pensionamento, che diviene un “fattore determinante per l’incremento dell’incidenza della sindrome del burnout”: Il sindacato dello Snals, sostiene quindi che: “di fronte a tale scenario, si prevede quale unica possibilità un aumento delle istanze di accertamento di inabilità volte ad ottenere il trattamento pensionistico anticipato e privilegiato,con notevoli aggravi per l’Erario. Per tutte queste considerazioni soprattutto il legislatore, ma anche le parti sociali, la comunità medico-scientifica, le associazioni studentesche e di categoria hanno il dovere di contribuire ad una riflessione comune per tutelare la salute e migliorare la qualità della professione docente.” non si può non restare convinti dunque che: “occorre in primis inserire la professione docente nel novero dei lavori usuranti in modo da facilitare il pensionamento anticipato di tali lavoratori il cui prolungato trattenimento in servizio non solo potrebbe aggravare il loro stato di salute anche con aggravi per l’Erario,ma anche causare agli stessi allievi problemi di diversa natura.” La petizione adottata dallo Snals si muove dunque “nel pieno convincimento che tale modifica alla legislazione vigente sia doverosa, indifferibile e necessaria”. Seguono centinaia di firme e la speranza dell’attenzione dovuta da parte di quanti, nel nuovo Governo Italiano,diverranno Ministro della salute, dell’Economia e delle finanze, e dei gruppi parlamentari di Camera e Senato.